La Storia del Tango

TRA STORIA E LEGGENDA

Il Tango fa la sua comparsa nei sobborghi di Buenos Aires intorno al 1880.
Purtroppo non si sa molto di come sia nato e perfino l’origine del termine è del tutto incerta, ne vi è un nome, una data, un episodio particolare che sia legato al suo esordio. Appare all’improvviso come una sorta di linguaggio comune della gente di Buenos Aires, folle di immigrati italiani, spagnoli, tedeschi, russi, famiglie numerose che abitano fianco a fianco nei grandi conventillos, nei cui cortili le note e i passi uniscono le persone più di quel castigliano sgrammaticato che ciascuno si sforza di parlare. Nell’arrabal, il quartiere di periferia, si realizza l’incontro fra la gente del porto e la gente delle campagne. La gente della pampa porta la payada, un’antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l’andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l’uomo avanza e la donna indietreggia. Nasce così la milonga, e milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo. Dal porto di Buenos Aires arriva anche il candombe, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici. Sono gli ingredienti che si fondono nel tang0

I primi tanghi, privi di autori riconosciuti, erano mere compilazioni di melodie folcloristiche, talvolta corredate da testi di tono gioioso e licenzioso. Il primo Tango d’autore, “El Entrerriano” venne composto da Rosendo Mendizábal nel 1896. Le prime formazioni orchestrali di Tango erano costituite da piccole orchestre di tre o quattro strumenti facilmente trasportabili; il trio flauto, arpa e violino venne ben presto sostituito dal trio bandoneón, chitarra e violino. Agli inizi del XX secolo il pianoforte si sostituì alla chitarra, inagurando così la formazione strumentale classica dell’orchestra da Tango. Tra i maggiori autori del primo periodo del Tango, convenzionalmente denominato Guardia Vieja (“vecchia guardia”) e compreso indicativamente tra il 1900 e il 1920, si ricordano Angel Villoldo, Roberto Firpo e Francisco Canaro.

Intorno al 1910 il Tango approdò e iniziò a diffondersi con grande successo negli Stati Uniti e a Parigi, da dove si propagò poi nel resto d’Europa. Divenne ben presto una danza alla moda e subì una sorta di deformazione e cristallizzazione delle sue forme originarie, iniziando a essere eseguito con passi rapidi, movimenti a scatto e figure fisse. La fama raggiunta dal Tango tra il 1913 e il 1939 suscitò l’interesse di molti compositori dell’epoca, tra cui Igor Stravinskij, Ernst Krenek, Morton Gould e Kurt Weill.

Nei primi anni del XX secolo il Tango si diffuse anche tra le élite di Buenos Aires, conquistando le platee dei cabaret e dei teatri. Nacquero le prime orchestre stabili, solitamente sestetti, con bandoneón, violini, pianoforte e contrabbasso. Musicisti più abili e compositori più raffinati, come Julio de Caro e Osvaldo Fresedo, lo rimodellarono e lo modernizzarono, dando vita alla cosiddetta Guardia Nueva (“nuova guardia”). La diffusione del grammofono, nonché la possibilità di cantare nei teatri o alla radio, favorirono la comparsa della figura del cantante di Tango, il più celebre dei quali rimane Carlos Gardel. Per soddisfare la domanda di Tango cantato emersero i primi parolieri di grande levatura (molti dei quali di origine italiana), quali Enrique Santos Discépolo, Homero Manzi, Enrique Cadicamo e Pascual Contursi.

Anche grazie all’enorme successo riscontrato in Europa, il Tango conobbe una fase di modernizazzione che modificò in maniera sostanziale sia la musica che i testi degli anni Quaranta. Tra i compositori e i direttori d’orchestra di quest’epoca primeggiarono Osvaldo Pugliese e Carlos di Sarli (che avevano iniziato a comporre già negli anni Venti), Aníbal Troilo e Alfredo Gobbi. Le orchestre favorirono la nascita dei primi estribillistas (cantanti che eseguono unicamente il ritornello): tra questi, mitica rimane la figura di Roberto Goyeneche. Verso la metà degli anni Cinquanta prese vita un movimento cosiddetto di avanguardia, che trovò il suo massimo esponente in Astor Piazzolla. Fortemente influenzato da grandi maestri della musica colta, come il già citato Igor Stravinskij e Béla Bartók, egli introdusse nel Tango moderne armonie dissonanti, ritmi non tradizionali e l’improvvisazione mutuata dal jazz.

Il Tango come danza prese vita nelle strade, nei locali di periferia e nei postriboli delle capitali rioplatensi, dove si raccoglieva la popolazione di immigrati giunti nel nuovo continente negli ultimi decenni del XIX secolo. Il ballo si diffuse inizialmente tra gli uomini. Era infatti considerato immorale se ballato in pubblico da coppie miste, anche per l’evidente allusione all’atto sessuale: la coppia danza infatti abbracciata, solitamente guancia a guancia, molto unita nella parte superiore del corpo, mentre la parte inferiore esegue una serie di passi e figure in cui sovente le gambe e i bacini finiscono con l’essere a stretto contatto. Tratto distintivo del Tango-danza è la combinazione di passi e figure improvvisati dalla coppia di ballerini, che danno vita a una coreografia strettamente ispirata dalla musica. Tra i più celebri ballerini della storia del Tango si cita Benito Bianquet (1885-1942), noto come “El Cachafaz”.

Nato come musica da ballo, il Tango si arricchì ben presto di testi destinati a diventare parte indissolubile della forma musicale che ne è all’origine. Sovente giocosi e picareschi agli esordi, negli anni Venti e Trenta i testi dei tanghi iniziarono a ruotare attorno ad argomenti-chiave quali la famiglia, la figura mitizzata della madre, la vita dissoluta e lasciva dei cabaret, la faticosa realtà dell’emigrato, la nostalgia per la patria e l’amore lontani. I testi dei tanghi della cosiddetta “epoca d’oro” sono invece intrisi di malinconia e di fatalismo, evocano le pene e le gioie d’amore, le speranze, i ricordi e la vita di marginalità delle modeste classi rioplatensi. I testi attingono a fonti diverse, tra cui le poesie scritte in lunfardo, gergo delle periferie rioplatensi di marcata derivazione italiana.
Tra gli scrittori che hanno dedicato pagine significative della loro produzione al Tango si citano gli argentini Evaristo Carriego (1883-1912), Jorge Luis Borges, Julio Cortázar e Osvaldo Soriano.

La fortuna del Tango nella storia del cinema risale agli anni Venti del XX secolo, in coincidenza con il suo successo tra le élites europee. Numerosissime le pellicole in cui grandi attori si esibiscono in tanghi più o meno correttamente eseguiti, o in cui il tema del Tango funge da pretesto narrativo. Tra le pellicole di maggior rilievo ispirate direttamente al Tango si citano:

  • Tangos – L’esilio di Gardel (1985)
  • Sur (1988) di Fernando Solanas
  • Lezioni di Tango (1997) di Sally Potter
  • Tango (1998) di Carlos Saura
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